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“San Diego e San Gioacchino in gloria”, un dipinto napoletano sull’altare di Santa Maria degli Angeli

 

Il dipinto capo altare della chiesa di Santa Maria degli Angeli, conosciuto come la Gloria di S. Francesco, in realtà raffigura S. Diego e S. Gioacchino in gloria. Potrebbe essere un’iconografia insolita se non si conoscesse il percorso del quadro. Infatti arrivò a Nocera a seguito della soppressione Napoleonica del 1811, quando fu chiuso il convento e la chiesa dell’Ospedaletto a Napoli, dov’era collocato. La notizia del trasferimento dell’opera viene segnalata dal Vescovo nocerino Mons. Raffaele Ammirante, si tratta di uno scritto che conferma l’origine e la storia del dipinto descrivendo la successiva collocazione e sistemazione dell’immagine nell’abside della chiesa di Santa Maria degli Angeli: il quadro che sovrasta (l’altare maggiore) rappresenta la gloria che godono in cielo s. Gioacchino e s. Francesco di Assisi. Vuol si che esso sia stato trasportato nel luogo ove ora dalla Chiesa stata già dei PP. Osservanti di Napoli, e che è detto l’Ospedaletto … Il prelato confonde san Diego con san Francesco in quanto al dipinto, negli anni precedenti alla sua visita pastorale, furono apportati delle rettifiche iconografiche alle figure rappresentate: a san Diego venne aggiunta la barba e le stimmate con lo scopo di restituire l’immagine di San Francesco al posto di san Diego. Il restauro della tela avvenuta pochi anni fa ha restituito l’originale dipinto così come commissionato agli inizi del ‘600 per la chiesa napoletana dedicata a S. Diego. Ancora prima della chiesa napoletana, Giovanna Castriota Scanderbeg, nel 1514, edificò un’edicola a S. Gioacchino con un piccolo ospedale per uso dei poveri gentiluomini, ecco il nome di OSPEDALETTO. Morta la Castriota, e dismesso l’ospedale, tutto l’edificio fu ceduto ai Minori Osservanti, che trasformarono a convento l’ospedale. Grazie all’interessamento del frate Agostino de Cupitis d’Eboli e alle numerose elemosine dei Napoletani nel 1595, demolita l’edicola di S. Gioacchino, eressero la chiesa a S. Diego, che era asceso agli onori degli altari sette anni prima. Per la qual cosa nella pala d’altare venne raffigurato S. Diego accolto in cielo dalla Triade, dalla Vergine e vari Santi, tra’quali è dipinto in ugual modo S. Gioacchino, in memoria dell’antico titolo della chiesa. Sul finire del XVI secolo, si segnala l’operosità di maestri solitamente definiti pittori tardomanieristi, devozionali e controriformati e, tra questi, Ippolito Borghese, colui che realizzerà la singolare pala d’altare oggi in Santa Maria degli Angeli a Nocera. Di origine umbra è documentato a Napoli dal 1601 al 1623 circa, il De Dominici dedica un giudizio positivo sull’artista: ricercato nel disegno, gentilissimo nelle parti, nobilissimo nelle idee, ed intelligente nel tutto. Il dipinto di S. Maria degli Angeli si pone tra la fine del Cinquecento e i primissimi anni del nuovo secolo. Ricorda la composizione rotatoria del gruppo di angeli musici intorno all’Assunzione della Vergine del Monte di Pietà. Le figure di S. Gioacchino e S. Diego sono espresse con una robusta vena naturalista, rafforzata dal contrasto luministico dei volti, e gli angeli replicano il modello napoletano, stessi abiti, molti elementi compositivi, tagli di ombre e di luce. Il dipinto racchiude esperienze e ricchezze artistiche e culturali aggiornate ad una conoscenza diretta dell’ambiente artistico romano, dove Ippolito Borghese aveva affinato nuove esperienze di gusto con lo studio diretto delle opere dei pittori attivi nella città alla fine del Cinquecento. È solo in seguito che il pittore condivide le esperienze dei pittori devozionali napoletani come l’Azzolino, il Rodriguez e il Santafede ai quali si avvicina per il naturalismo moderato, accomodante e domestico. L’esperienza artistica acquisita nell’ambito romano e napoletanizzata con il suo indirizzo “controriformato”, pone il Borghese tra i pittori più attivi nelle zone periferiche, inviando macchine lignee di formidabile bellezza e particolarmente predilette dall’ordine dei francescani.

Bibl. CARMINE ZARRA, “L’ultima maniera”: la presenza della pittura dei “riformati” nell’Agro Nocerino. In ARCHITETTURA E OPERE D’ARTE NELLA VALLE DEL SARNO. A cura di G.Villani, A. Braca, C. Zarra. 2005, pp. 325-330.

 

 

 

 

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