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La compassione 1 aprile 2025

 Lectio Divina V domenica di Quaresima anno C

LA COMPASSIONE    Contesto

Il testo è entrato nel vangelo di Giovanni in un secondo momento: lo conferma il fatto di non trovarsi in nessuno dei codici greci orientali importanti e che nessun commentatore greco lo conosce prima del 900. Invece era conosciuto fin dall´antichità in Occidente e san Girolamo lo include nella Volgata (traduzione della Bibbia al latino popolare). In ogni caso si tratta di un testo autentico, che è in perfetta sintonia con il modo di agire di Gesù.

Il suo insegnamento è chiaro: proibisce di emettere dei giudizi di condanna sugli altri.

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11) 1 Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2 Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Parola del Signore

 

Meditazione

1-2 Il contesto Gesù è a Gerusalemme. E´ la terza volta che l´autore del quarto Vangelo ci presenta Gesù in questa città in occasione di una grande festa giudea. L´occasione, però, rimane in un secondo piano e solo serve all´autore come sfondo per dare più risalto a Gesù. “Chi ha sete, venga a me; e chi crede in me, beva” (7,37). La sua persona è un´incognita per la gente. Al dire di alcuni, è una persona buona; secondo altri, disorienta, induce all´errore, soppianta Mosè e la legge. Sulla spianata del tempio insegna alla gente che si raccoglie intorno a lui. Nel quarto Vangelo raccogliersi intorno a Gesù presuppone avere rotto i legami con altri centri e persone. L´indicazione serve da sfondo per tutto quello che segue.

 

3-5 Sorpresa in adulterio I maestri e i farisei agiscono secondo la legge. La loro testimonianza è orgogliosa, prepotente; esibiscono il colpevole (la donna) come una preda della loro integrità morale, e inoltre si permettono di servirsene per catturare un´altra preda (Gesù). Dilemma: se Gesù perdona, va contro la legge; se approva la condanna a morte, non è così misericordioso come si sta presentando e va contro l´autorità romana (fin dall´anno 30 le condanne a morte dipendevano dal governatore romano).

 

6-9 La cattiva intenzione Bisogna far notare che, qualunque sia la situazione della donna, lei non è lì perché sia preoccupante il suo peccato, ma perché è una scusa per tendere una trappola a Gesù. La donna non interessa per niente. Non cercano Gesù perché abbiano fiducia nel suo buon criterio o perché riconoscano qualche autorità alla sua parola, o perché lui possa decidere della sorte della donna. In realtà, in questo dramma né Gesù né la donna hanno alcun valore. I due sono rifiutati dagli scribi e dai farisei. Vogliono catturare Gesù, e la situazione della donna serve per quell´obiettivo. Per questo, dal momento che la sua parola non ha importanza, il Signore si china e scrive per terra. Manifesta il suo disinteresse per la questione, proprio come loro.

 

9-11 Il giudizio e la compassione Di fronte all´insistenza degli accusatori, Gesù si mette in piedi, non per condannare la donna ma per denunciare la malafede degli scribi e dei farisei. Gesù non critica la durezza della legge stabilita, neppure afferma che solo possano dettare sentenza giusta dei giudici innocenti. Gesù denuncia, questo sì, che quegli scribi e farisei non sono dei giudici legittimi, ma solo degli accusatori in mala fede, uomini che si ritengono giusti e si erigono in giudici degli altri. Secondo il Deuteronomio 17, 7, i testimoni del crimine devono essere i primi a scagliare la prima pietra contro il colpevole. Gesù affronta i suoi nemici e dice loro che cominci a tirare la prima pietra chi si sente senza peccato. La parola di Gesù e il suo atteggiamento contro quegli ipocriti produsse l´effetto sperato. Gesù si sedette di nuovo, mentre i suoi nemici se ne andavano. Il testo ci fa ricordare il figlio maggiore e il figlio minore della parabola del vangelo di Luca. L´uno e l´altro devono cambiare in qualcosa: tanto quelli che compiono la Legge di Dio (i farisei), come quelli che non la compiono (la donna). Ancor più, quelli che la compiono non hanno nessun diritto di condannare quelli che non la compiono. Il “fratello maggiore” del testo odierno (chi si crede giusto) ha qualcosa in più, che mancava al figlio maggiore della parabola: il riconoscimento del proprio peccato (se ne andarono, senza tirare le pietre). Questo riconoscimento li disarma nella loro aggressività contro altri peccatori. Il testo di Giovanni presenta anche un altro punto di vista sul valore della Legge nella vita cristiana. Non deve e non può essere la Legge l´esigenza suprema del cristiano. La persona e il comportamento di Gesù tolgono alla legge ogni pretesa di superiorità. Grazie a un testo come questo sappiamo con assoluta certezza che l´opera di Dio non passa attraverso la mediazione della Legge, fatta regola di vita. Quando questo succede appaiono i “fratelli maggiori” con tutta la loro carica di intransigenza e di disprezzo.

 

10-11 La donna e Gesù Una volta che Gesù rimane solo con la donna, allora si dedica a lei; finora Gesù era a quattr´occhi con gli accusatori. Che la donna fosse colpevole non c´era nessun dubbio. Gesù stesso sa che ha peccato. E quando sta da solo con la donna, non tocca il tema della sua colpa, ma dell´accusa, il cui senso è caduto, perché non è rimasto nessuno che la sostenga. L´assenza di accusatori fa sì che si alzi la seduta. Gesù non la condanna, ma invita la donna a “non peccare più”. La donna era preparata -almeno così lo suggerisce il racconto- a morire, ma Gesù la congeda viva. In realtà Gesù non la perdona, ma non la condanna, e questo è quanto era in gioco nel racconto: egli è venuto a salvare, non a condannare. E´ molto chiaro che Gesù incarna l´atteggiamento di rifiuto del peccato e di amore al peccatore. Questo è stato espresso da Agostino in modo magistrale quando dice, che restando soli Gesù e la donna: “solo rimasero due, la miseria e la misericordia”.

Il perdono dei peccati, che Gesù offre gratuitamente, provoca la conversione; la conversione è la conseguenza del perdono, non la sua condizione previa. Questo è il nuovo ordine -il Regno di Dio- che Dio rende presente nel mondo mediante la parola e la vita di Gesù. Dio si manifesta agli uomini come il Dio dell´amore incondizionale, attraverso il perdono incondizionale dei peccati. L´uomo ritrova di nuovo sé stesso, quando si sa amato e accolto da Dio. E´ questa una liberazione da tutte le pressioni e le paure.

 

Alcune domande

 – Gesù appare come il consolatore dell´umanità ferita. “Consolate il mio popolo” dice il  profeta. Oggi il popolo ha bisogno di essere consolato? Quale popolo? Perché? In   che cosa? Come se lo può consolare?

– Si dice che alcuni anni fa  i cristiani cercavano dei libri religiosi per alimentare il loro “impegno”, mentre adesso leggono “per stare tranquilli, per aumentare la loro   autostima…”. E´ vero questo cambiamento? A che cosa si deve questo giudizio? E´   buono o è cattivo questo fenomeno?

 

 

 

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