LA PREGHIERA Contesto
Nessun credente in Dio può vivere senza parlare con lui. La preghiera è necessaria per la vita cristiana. Ma non si tratta di ripetere delle formule a memoria. Lo stesso Padre nostro i cristiani lo recitavano in modo diverso; basta vedere la versione di Matteo (6,9-13) e quella di Luca (11,2-4). Il Padre nostro è il riassunto di tutto il Vangelo: la confidenza nel Padre, vero nome di Dio, e la vita piena della beatitudine del regno, rappresentata dal pane, il perdono e la forza per rifiutare la tentazione di abbandonare il cammino intrapreso. Oltre che fiduciosa, la preghiera deve essere insistente. Lo dicono le due parabole: quella dell´amico e quella del padre, ai quali si chiede qualcosa. Gesù non ci dice che ci sarà dato quello che chiediamo, ma lo Spirito Santo, cioè la forza per affrontare le situazioni della vita con il criterio di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13) 1 Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; 3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, 4 e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». 5 Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, 6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; 7 e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; 8 vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. 9 Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!». Parola del Signore
Meditazione
1 Insegnaci a pregare
Le parole del dottore della legge ci mettevano davanti alla doppia esigenza dell´amore a Dio e al prossimo. Con il buon samaritano avevamo scoperto il senso dell´amore al prossimo. Maria rifletteva il valore dell´ascolto di Gesù. Sopra questo sfondo si va situando il tema della preghiera. Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare”. Gesù si ritira per pregare. Lo fa spesso nei racconti di Luca, soprattutto nei momenti che precedono dei fatti importanti: prima di convocare il gruppo dei Dodici, prima della confessione di fede di Pietro, prima della trasfigurazione e finalmente prima della passione. Gesù che prega, suscita nei discepoli il desiderio di pregare come Lui. C´erano nel giudaismo molte formule di preghiera, citate nei libri storici, nei profeti o nei Salmi. Ma i discepoli comprendono che la preghiera di Gesù era diversa da quella insegnata dagli altri maestri spirituali di Israele e anche da Giovanni, per questo gli chiedono di insegnare loro la sua preghiera. Così, la preghiera che Gesù trasmette ai suoi diventa per loro l´espressione caratteristica del loro ideale e identità, del modo di rapportarsi con Dio e con i fratelli.
2-4 Quando pregate, dite
Gesù, come i grandi maestri religiosi del suo tempo, insegna ai suoi seguaci una preghiera totalmente propria. Un famoso studioso della Bibbia, J. Jeremías, scriveva: «Siamo di fronte a qualcosa di totalmente nuovo e inaudito, che supera i limiti del giudaismo. Qui scopriamo per davvero chi fu il Gesù storico: l´uomo che aveva la capacità di parlare con Dio come Abbà e che faceva partecipi del Regno peccatori e pubblicani, permettendo loro di ripetere quest´unica parola: Abbá, padre amato!».
– Padre: A differenza di Matteo, Luca non aggiunge l´aggettivo “nostro”, mettendo meno l´accento sull´aspetto comunitario della preghiera cristiana; ma, il fatto di invocare lo stesso Padre costituisce il miglior legame dell´unità dei discepoli. Per un ebreo del 1º secolo, la relazione con il padre era fatta di intimità, ma anche di riconoscimento della sua autorità su ogni membro della famiglia. Il fatto che Gesù, per dirigersi al Padre, lo chiami abba manifesta il tipo di relazione che Lui, e anche i suoi discepoli, instaurano con Dio: una relazione di vicinanza, familiarità e fiducia. Inoltre chiamare Dio Padre esige impegnarsi a vivere come suoi figli, come fratelli di tutti i suoi figli, senza escludere dal nostro amore neppure quelli che lo rifiutano, perché Lui è buono con gli ingrati e i malvagi. “Siate, perciò, misericordiosi come il vostro Padre è misericordioso”.
– santificato sia il tuo nome: Dio stesso “santifica il suo Nome” intervenendo con potere nella storia umana, sebbene Israele e gli altri popoli lo abbiano disonorato. E´ necessario che molti lo chiamino con quel nome di Padre e, così, gli uomini diventino suoi figli e il mondo degli uomini si trasformi in un mondo di fratelli. La prima richiesta della preghiera non è rivolta all´uomo e al suo indiscutibile dovere di onorare e rispettare Dio, ma allo stesso Dio Padre affinché si dia a conoscere come tale da tutti gli uomini.
– Venga il tuo regno: Gesù ha sempre parlato della vicinanza definitiva del Regno di Dio: “Sappiate che il regno di Dio è vicino” (Lc 10,11). La preghiera di Gesù e del cristiano, pertanto, è in perfetta sintonia con questo annuncio. Chiedere che questo Regno sia ogni giorno più visibilmente presente, produce due effetti: chi prega si confronta con il progetto universale di Dio, inoltre, si pone in totale disponibilità verso la sua volontà di salvezza. Per questo, anche se a Dio si possono e devono manifestare le proprie necessità, è anche vero che la preghiera cristiana non è diretta e ordinata all´uomo, non è una petizione egoista, ma il suo fine è dare gloria a Dio, invocare la sua totale vicinanza, la sua completa manifestazione: “Cercate il regno di Dio e queste cose vi saranno date in aggiunta” (Lc 12,31).
– Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano: siamo passati alla seconda parte della preghiera del Signore. Chi prega ha già messo le basi per una corretta e fiduciosa relazione con Dio, per questo vive nella logica della vicinanza con Dio che è Padre e le sue richieste sgorgano da questo modo di vivere.
Qui “pane” indica il cibo in generale e anche ogni genere di bisogno materiale dei discepoli. Con questa richiesta stiamo chiedendo che ci liberi dalla disoccupazione o dalla carestia, dalle inondazioni o siccità che distruggono i raccolti, dalle guerriglie che non lasciano lavorare i contadini, si chiede lavoro per lo sposo che deve mantenere la famiglia, aiuto economico per la madre abbandonata, protezione per l´anziano.
Il discepolo, che sta pregando così, è cosciente di non avere molte sicurezze materiali per il futuro, neppure il cibo quotidiano. Il Padre si prenderà cura di lui: “Non preoccupatevi per la vita, che cosa mangerete; neppure per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito” (Lc 12,22-23).
– Perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore: il cristiano sa che è già stato perdonato da ogni colpa per la morte di Gesù. Questo lo mette nella condizione e nell´obbligo di perdonare gli altri, offrendo a Dio la possibilità di dare il definitivo perdono al credente, che è capace di perdonare. Un cristiano che non fosse in sintonia con la salvezza, che Dio gli ha offerto in Cristo, renderebbe vano il perdono già ricevuto. Ecco perché Luca dice: “perché anche noi perdoniamo”: non vuole mettere l´uomo sullo stesso piano di Dio, ma farlo cosciente che può rovinare l´opera salvatrice di Dio, nella quale il Padre lo ha voluto coinvolgere come elemento attivo, affinché a tutti arrivi il suo perdono sempre gratuito.
– E non abbandonarci alla tentazione: la tentazione di per sé non è qualcosa di cattivo, ma sempre provoca uno squilibrio, una tensione che è necessario vincere. Fondamentalmente la tentazione consiste nel tornare ad accettare i valori di questo mondo, il potere, la ricchezza, gli onori… e rinnegare quelli che sono propri di quel nuovo mondo, che è il regno di Dio.
5-8 L´amico
Più che di una parabola si tratta di un paragone, che suscita negli ascoltatori una risposta chiara. Alla narrazione “se uno di voi ha un amico…” sarebbe difficile sottrarci, non sentendoci interpellati dalla vicinanza con chi ha bisogno. Infatti, il racconto ci vuole mostrare il modo di agire di Dio attraverso il filtro dell´agire umano, che risulta una brutta copia dell´azione del Padre. La richiesta dell´uomo che, in piena notte riceve un ospite inatteso rispecchia il senso di ospitalità dei popoli antichi. L´uomo che, di notte, aiuta l´amico è la figura del discepolo di Cristo, chiamato a pregare Dio sempre e in ogni luogo, con la fiducia di essere ascoltato. La parabola non ci vuole solo insegnare la perseveranza nella preghiera, ma, soprattutto, la certezza di essere ascoltati. Dio è un Padre misericordioso e fedele alle promesse.
9-13 Pesci, serpenti, uova e Spirito
Quello che al Padre non piace, non è l´insistenza o indiscrezione dei figli nel chiedere, ma il fatto che non gli chiedano abbastanza, rimanendo in silenzio e quasi indifferenti con Lui, stando a distanza con mille scuse di rispetto, perché tanto “Lui sa già tutto…”, ecc. Dio è un amico e con lui ci possiamo comportare con la fiducia, la libertà e la spontaneità con cui ci dirigiamo a un amico vero, senza paure o convenzionalismi.
Dio è certamente un Padre che sa provvedere a tutto quello che si riferisce all´esistenza quotidiana dei suoi figli, e sa anche che cosa è buono per loro e lo sa meglio di noi. Ecco perché Egli dona ai cristiani il dono dello Spirito, l´unico bene veramente indispensabile per le loro vite, quello che, se lo lasciamo agire, ci fa sempre più autenticamente figli nel Figlio. All´immagine di Dio-Padre Gesù aggiunge quella di Dio-Amico.
Alcune domande
– Che cos´è la preghiera per me: un obbligo? una pausa per cercare me stesso? la presentazione a Dio di una lista di richieste? un riposo in compagnia del Padre? Il dialogo semplice e fiducioso con Colui che mi ama?- Quanto tempo dedico alla preghiera?- Da dove nasce la mia preghiera: dalla Parola, da un santo, da un´immagine, dai fatti della vita…?- Come prego: con formule, con salmi, con la liturgia, con orazioni spontanee…?
